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Vangelo di sabato 4 Luglio 2026
La privazione temporanea e volontaria del cibo e delle bevande faceva parte dei sacrifici antichi e, con accezioni diverse, mirava alla purificazione dell’uomo, per avere poi un approccio più facile e intimo con i diversi riti in onore della divinità. L’ha praticata lo stesso Gesù per quaranta giorni, lontano dal consorzio umano, nel deserto, prima di intraprendere la sua missione pubblica e chiamare a sé i suoi discepoli. Nella concezione cristiana tale significato ha assunto un valore più teologico e profondo: è principalmente la volontaria partecipazione al sacrificio di Cristo; è praticato come pena, come penitenza, come preparazione ai grandi eventi della salvezza, come la Quaresima. I discepoli di Giovanni Battista entrano in conflitto con quelli del Signore e gli domandano: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». L’appunto è rivolto direttamente ai discepoli, ma va a colpire lo stesso Cristo, che è il loro Maestro e responsabile dei loro comportamenti. Gesù non esita a dare la spiegazione: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno». Il Signore vuole sublimare il significato e il valore del digiuno e, nel contempo, indicarne i momenti più opportuni. Gesù si autodefinisce “sposo” e annuncia che l’avvento del Regno, che egli annuncia e incarna con la sua presenza, è motivo di gioia e di festa. Si sta quindi celebrando un banchetto nuovo e gli uomini, tutti gli uomini, i discepoli in prima persona, sono gli invitati alle nozze. Non è pensabile proporre il digiuno mentre si celebrano le nozze e si è nel pieno della festa. Solo quando lo sposo non sarà più presente, perché violentemente tolto e condannato alla crudele passione, anche gli apostoli digiuneranno. Ecco allora la nuova concezione del digiuno: è determinato da un’assenza, da un lutto, da un distacco, da una forzata privazione e dall’attesa del ritorno dello sposo. La gioia cristiana muore con Cristo e risorge con lui. Ora, finché non entreremo alle nozze finali nel banchetto celeste, viviamo nell’attesa della beata speranza e il digiuno diventa l’alimento necessario della fede e la testimonianza doverosa della nostra gratitudine verso colui che l’ha praticato ininterrottamente per trentatré anni, restando tra noi nell’umiliazione della carne.
Il digiuno e le nozze.
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